Congo: storie, immagini e futuro con Cecile Kyenge

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Moninga ha avuto il piacere di incontrare europarlamentare Cecile Kyenge a Formigine, nella sala Consiliare del Castello, il 25 novembre 2016, per una serata di confronto e riflessione sulla Repubblica Democratica del Congo e su temi sociali e di attualità, come il conflitto dei minerali e la violenza sulle donne.

Moninga, come associazione, crede sia necessario allargare i propri orizzonti e assumere consapevolezza e responsabilità, soprattutto verso quelle persone che, identiche a noi, ma nate in zone più svantaggiate del pianeta, sono costrette a lottare ogni giorno per vedere rispettati i propri diritti fondamentali.

Crediamo sia molto importante discernere dalle notizie che ci vengono riportate, in modo sommario, dai media e capire quali sono le ragioni storico-politiche che hanno determinato una situazione di instabilità e di povertà estrema della popolazione congolese, soprattutto alla luce del fatto che la Rep. Dem. del Congo è uno dei Paesi più ricchi al mondo di risorse minerarie ed è il maggior produttore di coltan, diamanti, cobalto e oro.

Alla luce di queste considerazioni, abbiamo ritenuto L’onorevole Kyenge, originaria della RDC e Europarlamentare impegnata a promuovere la cooperazione tra Europa e Sud del mondo, l’interlocutrice ideale per aiutarci a contestualizzare nel tempo e nello spazio gli eventi che hanno portato il Congo in questa fase di impasse politica e sull’orlo della guerra civile.

Durante l’incontro, che potete rivedere nel video qui sotto, abbiamo trattato proprio della delicata questione dei minerali del conflitto e dell’urgenza di richiedere la loro tracciabilità.

LA RICCHEZZA DEL PAESE COME FATTORE SCATENANTE DEL CONFLITTO

La Rep. Dem. del Congo è un paese molto esteso geograficamente: il più grande dell’Africa, dopo l’Algeria. La sua superficie è un terzo dell’Europa, quindi è molto complesso da controllare a livello governativo soprattutto considerata la situazione politica del paese molto frammentaria, aggravata da una corruzione diffusa a tutti i livelli sociali.

Nel sottosuolo congolese si concentrano grandi quantità di minerali preziosi. In aggiunta la maggior parte dei giacimenti si trova a una profondità relativamente bassa, rendendo molto più semplice l’estrazione, che non richiede l’impiego di macchinari costosi e sofisticati. Il solo fatto di occupare il suolo consente di sfruttarlo facilmente. Questo spiega perché nell’est del paese soprattutto nella regione del Katanga si concentrano numerosi gruppi armati che si contendo il controllo del territorio a scapito delle fasce più vulnerabili della popolazione: donne e bambini.
La Rep. Dem. del Congo è agli ultimi posti nella classifica mondiale del PIL, eppure soltanto nella regione del Katanga, nel sud del paese, si stima che il valore dei giacimenti sia pari a 24 mila miliardi di $, superiore al PIL di Europa e Stati Uniti messi insieme.

Tra i minerali estratti ce n’è uno in particolare che ci rende implicitamente complici dello sfruttamento incontrollato del Paese: il coltan. Il coltan è una miscela di minerali: la columbite e la tantalite, utilizzati nella costruzione di condensatori ad alta capacità e di piccole dimensioni, ingredienti perfetti per creare processori che consumano meno energia e fanno durare di più le batterie dei nostri telefoni e computer.

Il valore dei diamanti e altri metalli preziosi oggi è regolamentato da leggi che garantiscono che le attività di estrazione non alimentino conflitti e violazioni dei diritti umani nelle zone di conflitti di guerra. La tracciabilità dei minerali impone un prezzo di vendita elevato, che permette – ad esempio – di garantire un salario dignitoso ai lavoratori delle miniere.
Per molti minerali, tra cui il coltan e il cobalto, non è ancora stata resa obbligatoria la tracciabilità completa della filiera, perciò i proventi del commercio semilegale di questi materiali alimentano i gruppi armati, riducendo in una situazione di povertà assoluta la popolazione.
Un dato esemplificativo: in RDC il coltan viene venduto a pochi centesimi al Kg, mentre in Europa viene rivenduto a 600 $.
Questo determina una situazione di estrema povertà che viene sfruttata dai militari attraverso violenze perpetrate da decenni. E, certamente, le grandi aziende hi-tech dei paesi industrializzati hanno nessun interesse nel sostenere la tracciabilità di questi minerali perché dovrebbero farsi carico del conseguente aumento delle quotazioni.
In questo contesto spesso i media riconducono le cause dei conflitti in RDC a ragione etniche, ma probabilmente sarebbe più corretto parlare di interessi economici internazionali, più che di conflitti etnici.

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ESCALATION DI VIOLENZE SOCIALI: A RISCHIO DONNE E BAMBINI

È molto importante sottolineare il contesto sociale in cui queste violenze vengono perpetrate, soprattutto nell’est e nel sud del Paese:
In Repubblica Democratica del Congo e, soprattutto nelle zone controllate dei gruppi militari, negli ultimi decenni si è assistito ad un allarmante aumento degli stupri e delle violenze: questo agghiacciante fenomeno ha assunto delle proporzioni enormi.
Secondo le stime della ONG INTERSOS si parla di 13300 casi di stupro denunciati solo nel 2015, ma sono molti degli episodi di abusi commessi sulla donne che non vengono alla luce.
Le armi di guerra più indegne che vengono usate dai gruppi armati sono il rapimento e l’utilizzo dei bambini soldato e lo stupro: fenomeni facilitati dalle estreme condizioni di povertà delle popolazioni.
Un rapporto del 2016, sempre di ITERSOS, parla di 19000 casi di violenza accertati: un numero in crescita causato, presumibilmente, anche dalle tensioni politiche che hanno infiammato il Paese nell’ultimo anno di governo di Kabila.
Uno studio statistico afferma che i paesi africani più ricchi di risorse minerarie crescono 3 volte più lentamente rispetto ai paesi privi di risorse. In Congo, il 63% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà e le violazioni dei diritti e della dignità umana sono continue, soprattutto ai danni di donne e bambini, più deboli e vulnerabili.
Soprattutto nella zona est del Paese, i soprusi e le continue violazioni della dignità umana sono diventati quotidiane e hanno assunto caratteri di normalità per chi ha sempre vissuto in questo clima di terrore, dopo decenni di instabilità politica e combattimenti

COOPERAZIONE INTERNAZIONALE: GETTIAMO LE BASI PER UN FUTURO DI SVILUPPO SOSTENIBILE

A conclusione di questo incontro, abbiamo proposto una riflessione per gettare le basi di una cooperazione internazionale che abbia come obiettivo lo sviluppo della dignità e delle possibilità economiche del popolo congolese.
Nell’esperienza di volontariato di Moninga, ci siamo resi conto che un approccio assistenzialista è deleterio per le popolazioni locali perchè impedisce loro di diventare reali protagonisti della crescita economica e sociale del territorio, ed, invece di formare capacità, si alimenta la dipendenza e la passività dei beneficiari.
Negli ultimi anni si è andata collaudando un nuovo tipo di cooperazione, definita decentrata, per cui si vanno a riconoscere e valorizzare le competenze specifiche locali.
I programmi decentrati, per il loro carattere ristretto, sono più controllabili e proprio il fatto di concentrarsi sullo sviluppo locale costituisce una garanzia di sostenibilità dell’intervento.
Moninga, come dice il nome stesso, che in lingala significa “amico, persona di cui puoi fidarti” ha l’ambizione di proporsi, in un contesto internazionale, come attore di supporto per le popolazioni locali e le fasce più vulnerabili della popolazione, ed in particolare i bambini.

Si ringrazia: Onorevole Kyenge, Il Comune di Formigine, Michele Guzzinati e Casa Mazzolini.